L' inflazione dei "dottori"
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In Germania e in Austria, al termine di una facoltà triennale si ottiene un "baccalaureato", un "master" dopo un corso universitario integrativo post-laurea di due anni (o Magister, Diplom-Ingeniuer, ecc.) ma, solo in seguito a un ulteriore dottorato di ricerca di due/tre anni, è possibile farsi chiamare dottore (“PhD”).
Le distinzioni italiane non seguono questo modello: in base al regio decreto n. 1269/38, tuttora in vigore, il titolo accademico di dottore viene conferito a coloro che hanno conseguito una laurea universitaria.
Quando in Italia vennero introdotte le triennali, la legge venne estesa anche a queste, sebbene in altri Stati ci sia un abisso tra baccalaureato e laurea vera e propria.
Tra dottore, dottore magistrale e dottore di ricerca esiste ufficialmente una distinzione che non trova, però, alcun riscontro nella vita pratica.
Una questione di etica
Se, per essere precisi, dottore andrebbe abbreviato con la sigla "dott.", nel frattempo, s’è affermato il "dr.".
Inoltre, sempre più italiani dichiarano di aver conseguito un baccalaureato o un master, attribuendosi un doppio titolo di dottore che, sebbene legale, non risulta eticamente corretto, soprattutto, se si pensa che la maggior parte degli altoatesini sente un forte senso d’appartenenza all’area culturale tedesca.
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In conclusione, anche se l’Italia consente a chi ha conseguito un baccalaureato di farsi chiamare dottore, all’estero è possibile presentarsi come tale solo al termine di un dottorato di ricerca e, in caso contrario, con il solo titolo di dott.
In base al medesimo principio, chi si è laureato presso un’università straniera deve presentarsi con il titolo conseguito e non semplicemente come dottore (a meno che non ne abbia chiesto il riconoscimento).
Informazioni
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